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Il Köz sulla Questione Palestinese
 

Quale contributo alla discussione sulla questione palestinese, riportiamo la traduzione di un articolo del giornale comunista turco Köz (Brace), organo dell’omonima organizzazione per l’unione dei comunisti

La guerra è durata 37 giorni. Nel Medio Oriente è ora il tempo di un cessate il fuoco in cui gli accordi di pace dall’odore di polvere da sparo assomigliano a lettere scritte sul ghiaccio... Fino alla prossima guerra...

Kana, Baalbek, Gaziye, Sayda, Sur ... Conoscevamo solo Beirut; in questi 37 giorni abbiamo appreso i nomi di molte province e città del Libano. I nomi di tutti queste località trasformate in rovine da elicotteri, bombardieri e lanciamissili, sulle quali hanno sferragliato i carri armati, sono rimasti impressi nelle nostre menti.

Oltre mille libanesi sono morti e tremila sono rimasti feriti in questi 37 giorni. L’esercito israeliano ha deprivato delle loro case un milione di persone su una popolazione di quattro milioni. Contemporaneamente il 28 luglio 117 palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani nell’enclave di Gaza nell’operazione detta “Pioggia d’estate”.

L’attacco da parte di Israele, per quanto violento, non è stato unico nel suo genere, dato che a partire dalla fondazione di Israele nel 1948 numerosi sono stati gli episodi di massacri da parte dei sionisti.

Non è senza motivo che i palestinesi ricordano la fondazione di Israele come el-Nakba, il grande disastro.

Settecentomila palestinesi vennero esiliati dal territorio annesso ad Israele, fondato nel 1948 con la guerra. Queste settecentomila persone, che dovettero stabilirsi come profughi in Giordania, Egitto, Libano e Siria, erano metà della popolazione palestinese del tempo. E il numero dei rifugiati che con impazienza attendono di ritornare in patria nei campi di rifugiati che circondano Israele hanno raggiunto i quattro milioni.

Non è la prima volta che Israele invade il Libano. Un altro esempio della violenza di Israele fu l’operazione Litani, con la quale Israele invase il Libano nel 1978, con la richiesta di estromettere l’OLP: uccise centinaia di lavoratori e ne esiliò trecentomila.

E Sabra e Chatila? Come si può dimenticare questo massacro approvato dagli israeliani che annessero il Libano per altri 18 anni? Israele non solo ignorò la Falange che attaccava i campi dei rifugiati, ma le fornì ogni sorta di supporto. Alla fine dei massacri, 1500 palestinesi persero la vita in 36 ore, non in trentasei giorni! Il generale Ariel Sharon, ministro della Difesa durante i massacri, divenne primo ministro nel 2001.

Nel 1987, quando i palestinesi si ribellarono trasformando le loro pietre in armi, Israele sparò su Gaza e la Cisgiordania per schiacciare l’Intifada. In cinque anni vennero uccisi mille palestinesi. E per reprimere l’Intifada di al-Aqsa che esplose nel 2000 sarebbero state uccise da Israele 3500 persone.

Israele non solo prese prigionieri diecimila palestinesi per prevenire le rivolte, ma imprigionò Gaza e Cisgiordania, dove i palestinesi vennero costretti dentro una cinta di mura.
Non c’è bisogno di esempi per sapere che Israele torturò brutalmente i lavoratori del Medio Oriente, dato che le pratiche di Israele in Medio Oriente sono note quanto gli assassinii perpetrati dai nazisti contro gli ebrei.

Vi è tuttavia una cosa che non è altrettanto chiara: che per portare pace in Medio Oriente va distrutto lo Stato sionista. Molti si oppongono a ciò con l’argomento che chi lo propone con più frequenza sono le correnti islamiche integraliste (shariiste) reazionarie; oppure ricordano le sofferenze subite dagli ebrei.

Lo Stato sionista di Israele va distrutto

Perché Israele è uno degli Stati che ha diviso la Palestina. Israele è parte di un progetto degli imperialisti, che hanno portato la loro ipocrita pace in Medio Oriente, di imprigionare la Palestina dividendola in pezzi. Non è un caso che la fondazione di Israele e la creazione dello Stato della Giordania con la nomina di un re furono avvenimenti simultanei. Come non è un caso che i primi assassinii di massa nei confronti dei palestinesi vennero attuati da questo Stato reazionario.

Perché Israele è uno Stato sionista, in altri termini uno Stato teocratico. Nonostante tutti i paramenti democratici, Israele è uno Stato che opprime tutti i lavoratori non ebrei, e che ha messo i lavoratori palestinesi contro quelli ebrei. Israele sionista per effetto del suo punto di vista teocratico punta ad estendere i propri confini, alle volte con la guerra, alle volte incoraggiando i coloni, alle volte creando zone di sicurezza.

A meno che questo Stato sionista non venga distrutto, le guerre di religione che inducono i palestinesi1 a scontrarsi tra loro non si potranno fermare; né sarà possibile impedire che queste guerre fermino la guerra di classe. La distribuzione dei palestinesi di diverse religioni e sette all’interno dei confini di diversi Stati teocratici è la via più breve per rendere continua la guerra.

Perché Israele pianta i semi della guerra non solo in Palestina ma in tutto il Medio Oriente. Israele è in continua lotta con altri Stati e potenze della regione al fine di estendere il proprio territorio e renderlo sicuro. Esso attacca gli Stati limitrofi con il pretesto di difendersi, e annette i territori di questi Stati alle volte in via temporanea, alle volte in via permanente.
L’esistenza di uno Stato israeliano sionista fa sì che emergano altre correnti reazionarie nel territorio palestinese e consolida l’esistenza delle correnti e degli Stati reazionari che utilizzano la religione quale strumento politico.

Perché la pace arrivi in Medio Oriente è indispensabile che lo Stato sionista di Israele venga distrutto.

Esso deve tuttavia essere distrutto da una rivoluzione proletaria che mobiliti tutti i lavoratori palestinesi inclusi quelli di Israele, e non da armate islamiche che combattono contro quello Stato, e solo allora sarà effettivamente distrutto e vinto.

Le correnti che pretendono la guida della lotta di liberazione nazionale palestinese quali Hamas e la Jihad islamica, o le correnti che combattono Israele dal Libano quali Hezbollah non possono dirigere la distruzione rivoluzionaria di Israele. Poiché queste correnti parlano della distruzione di Israele allo scopo di ingannare le masse lavoratrici, esse puntano a fondare uno Stato che competerebbe con Israele sul terreno della teocrazia. In effetti sono pronti a trattare con Israele per poter governare uno degli staterelli limitrofi e dividere la Palestina. Due anni di governo di Hamas, l’atteggiamento di Hezbollah nei confronti delle forze ONU, ossia i burattini delle potenze imperialiste, mostrano chiaramente quali siano i desideri di queste organizzazioni.

In Palestina non è possibile impedire l’esistenza dello Stato sionista per mezzo di altre correnti religiose reazionarie della geografia storica palestinese. Questa via non porterà la distruzione dello Stato sionista, e non darà luogo ad altro che alla fondazione di uno Stato teocratico non meno reazionario sul territorio palestinese

Il reazionario Regno di Giordania ne è l’esempio più calzante.

Esattamente per questa ragione il compito dei rivoluzionari palestinesi non è di seguire l’una o l’altra corrente che si ritiene sostenga la causa palestinese o che lotta contro Israele per fondare uno Stato islamico. 

Analogamente il compito dei rivoluzionari di altri paesi che vogliono essere solidali con la causa palestinese non è di sostenere queste correnti reazionarie.

Il compito dei comunisti è di creare un partito rivoluzionario che guiderà tutti i lavoratori sul territorio palestinese, indipendentemente dalla loro religione, nella lotta per una Palestina Laica Unita.

Divenire l’ombra delle correnti reazionarie è invece il primo passo nella direzione opposta.

Né legge islamica né sionismo, Palestina Unita e Laica!

Partito rivoluzionario per la Rivoluzione!

Viva l’unione dei comunisti

 

Note:

1. Il termine Palestina e Palestinesi viene qui e di seguito utilizzato nel senso della Palestina storica e dei suoi abitanti, ebrei inclusi (ndt).